Brand Culturale d’Italia · la guida

Brand Culturale d’Italia
la guida

Brand Culturale d’Italia

la guida

Tutto parte da una convinzione: prima di ogni altra cosa, l’Italia è un grande brand culturale.

da dove nasce

La cultura che prende forma nelle imprese

L’Italia è un Paese in cui le imprese hanno formato un patrimonio culturale che attraversa mestieri, luoghi, conoscenze e generazioni.

Una parte di questo patrimonio è conosciuta nel mondo. Un’altra vive nei territori, lontano dalle immagini più celebrate del Made in Italy. Brand Culturale d’Italia nasce per studiare, documentare e riconoscere questa cultura.

Il suo oggetto di ricerca è il contributo culturale dell’impresa, osservato nella storia, nel lavoro, nelle persone, nei prodotti e nelle trasformazioni. Il Comitato svolge le istruttorie secondo dodici criteri e cerca le evidenze di un patrimonio culturale vivo. Il riconoscimento accoglie imprese diverse per dimensione, notorietà e storia: ciascuna entra nella Guida per una valutazione documentata e vale per sé, fuori da graduatorie e competizioni. Le candidature sono aperte e gratuite, e affiancano la ricerca autonoma del Comitato.

Le eccellenze premiano un risultato. Brand Culturale d’Italia riconosce una cultura.
Lo scopo della Guida è generare sempre più brand culturali.

La Guida raccoglie storie, fonti e motivazioni. Ogni nuova impresa aggiunge un tratto al ritratto del Paese, e ogni edizione è un invito rivolto a tutte le imprese italiane, perché riconoscano la cultura che già abitano e la coltivino con consapevolezza.

la cultura

La cultura italiana vive nei musei e nelle botteghe.

la guida

Le schede

Le golene del Po e i forni dell’Alto Molise, una spezieria all’ombra del Duomo, un’officina nella campagna pavese, il vociare di via Toledo. Le imprese di questa guida parlano dialetti diversi e contano il tempo ciascuna a suo modo: in secoli, in generazioni, nel battito di un bilanciere. Le unisce una fedeltà, quella di chi ha dato la vita a un mestiere e lo ha fatto diventare cultura. Ciascuna è un’Italia.

Le schede si aggiungono una alla volta, fino alle venticinque storie della prima pubblicazione.

Come leggere le schede

Ogni scheda indica i tre criteri in cui l’impresa esprime con più forza la propria cultura. Il profilo completo si apre con la scheda; i dodici criteri sono descritti nel metodo.

i brand culturali

Farmacia SS. Annunziata 1561

Il sapere formulativo di una spezieria fiorentina del 1561, portato nella profumeria contemporanea con Firenze come soggetto costante.

i criteri più forti

01 Consapevolezza dell’origine e della propria storia

04 Coerenza strutturale tra linguaggio, pratiche e decisioni

12 Continuità e stratificazione temporale della dimensione culturale

Fornace Brioni

Un secolo di cotto dell’argilla del Po: una tradizione di famiglia, rinnovata dai grandi studi del progetto contemporaneo.

i criteri più forti

01 Consapevolezza dell’origine e della propria storia

05 Capacità di relazione critica con il contemporaneo

07 Esportabilità fondata sulla profondità, oltre l’adattamento

Mario Talarico

Cinque generazioni di ombrellai a Napoli, e un museo aperto sopra la bottega di via Toledo.

i criteri più forti

01 Consapevolezza dell’origine e della propria storia

06 Produzione di immaginari e contenuti culturalmente attivi

12 Continuità e stratificazione temporale della dimensione culturale

OISA 1937

Il movimento meccanico italiano, ripreso dove una manifattura milanese del 1937 lo aveva lasciato.

i criteri più forti

03 Esistenza di una visione culturale riconoscibile

04 Coerenza strutturale tra linguaggio, pratiche e decisioni

11 Capacità strutturale di delimitazione identitaria

Pontificia Fonderia di Campane Marinelli

Una fonderia di campane che ha unito alla fusione la conservazione del proprio patrimonio, con un museo aperto nei luoghi del lavoro.

i criteri più forti

04 Coerenza strutturale tra linguaggio, pratiche e decisioni

11 Capacità strutturale di delimitazione identitaria

12 Continuità e stratificazione temporale della dimensione culturale

le imprese della prima edizione sono valutate nel 2026 e si ritrovano nel 2027, nel primo appuntamento della Guida; le valutazioni complete trovano posto nella pubblicazione

il gesto

Per noi il lusso ha un solo significato: la cura delle cose.

disciplinare

I dodici criteri

Un brand è culturale quando genera senso in modo continuativo, con pratiche coerenti sul piano organizzativo, simbolico e relazionale. È una qualità che vive nei gesti prima che nelle parole.

Il riconoscimento si fonda su dodici criteri interdipendenti. La valutazione guarda ai fatti: ciò che le imprese fanno e producono.
La metodologia è documentata, pubblica, applicata in modo identico a tutte le imprese esaminate e verificata su tre piani: la coerenza tra visione e scelte operative, la risonanza generata presso soggetti terzi, la continuità nel tempo. Ogni criterio è argomentato in forma discorsiva, perché ogni impresa è una storia e ogni storia chiede di essere letta per intero.
La Guida ignora le classifiche: ogni brand vale per sé. Il confronto tra imprese serve solo a ciò che genera: conoscenza, dialogo, cultura.
Ogni impresa riconosciuta entra nella Guida a pieno titolo, accanto alle altre e in dialogo con le altre. La pluralità delle voci è la ricchezza del progetto: il setificio accanto alla cantina, l’ebanista accanto alla maison, ciascuno custode di un sapere che appartiene a tutti.
  1. Consapevolezza dell’origine e della propria storia
  2. Presenza di una narrazione autonoma e persistente
  3. Esistenza di una visione culturale riconoscibile
  4. Coerenza strutturale tra linguaggio, pratiche e decisioni
  5. Capacità di relazione critica con il contemporaneo
  6. Produzione di immaginari e contenuti culturalmente attivi
  7. Esportabilità fondata sulla profondità, oltre l’adattamento
  8. Generazione di comunità fondate su sistemi valoriali
  9. Qualità intesa come principio etico e strutturale
  10. Presenza di dispositivi interni di selezione critica
  11. Capacità strutturale di delimitazione identitaria
  12. Continuità e stratificazione temporale della dimensione culturale

il metodo

Densità culturale: pratiche, linguaggi, relazioni.

il comitato

L’organo tecnico della Guida

Il Comitato applica la metodologia e sceglie le imprese da riconoscere. Opera in piena autonomia.

Ogni membro firma una dichiarazione di indipendenza dalle imprese esaminate e riceve un compenso simbolico, a tutela del giudizio. Le decisioni sono collegiali e definitive. Il mandato è triennale, rinnovabile una volta: continuità di metodo, ricambio progressivo.

la durata

La scelta dei luoghi rispetta la storia e la verità dei territori.

evento

L’evento annuale

La cerimonia annuale è il cuore vivo del progetto.
Pensatori, maestri artigiani, imprenditori, studiosi e artisti, dall’Italia e dal mondo: la festa annuale li riunisce attorno a un’idea condivisa di cultura come metodo. Interventi critici, le motivazioni dei riconoscimenti, il dialogo pubblico, le masterclass: ogni momento è costruito perché chi fa e chi pensa si parlino, e da quel dialogo nasca qualcosa che prima mancava.
Un momento di incontro e di confronto tra voci mondiali della cultura e del fare.
Ogni impresa riconosciuta riceve la targa Brand Culturale d’Italia, in edizione numerata, nelle varianti in maiolica e in ottone: un segno tangibile, fatto a mano, come le cose che celebra.

la targa, edizione 2026

I luoghi sono scelti con cura: dimore storiche o segnate dal tempo, dove la bellezza imperfetta diventa identità.

il mestiere

Il lavoro silenzioso che ha reso l’Italia un riferimento.

la pubblicazione

L’archivio

Ogni edizione genera una pubblicazione: il deposito stabile del lavoro fatto, l’archivio in cui ogni edizione lascia traccia.
Raccoglie le valutazioni complete, i ritratti dei brand riconosciuti, la mappatura territoriale, gli interventi degli ospiti e le masterclass. Una mappa dell’Italia che produce cultura, e cresce di anno in anno.
La festa accende, la pubblicazione conserva.

il territorio

Una mappa dell’Italia che produce cultura.

chi siamo

Per amore della cultura italiana

Brand Culturale d’Italia è promosso da Brand Culturale, che accompagna la cultura italiana nel mondo con ambasciate, istituti, fondazioni e imprese.

Il patrimonio culturale italiano è un bene comune e chiede uno sguardo terzo. Per questo il Comitato opera in autonomia e gli sponsor abitano uno spazio distinto.

Tutto segue un solo metodo: la cura.

l’esperienza

La cultura come materia viva e generativa.
La Guida nasce da un percorso lungo, costruito accanto alle istituzioni che rappresentano l’Italia nel mondo.
Le persone che animano il progetto hanno costruito eventi e progetti internazionali con Ambasciate, Istituti Italiani di Cultura, università e fondazioni culturali. Una pratica di diplomazia culturale fatta di progetti realizzati e di relazioni durature.
La stessa cura con cui si rappresenta l’Italia davanti al mondo viene oggi rivolta alle imprese che quell’Italia la producono ogni giorno.

Diplomazia e cultura

  • Ambasciata d’Italia a Berlino
  • Ambasciata d’Italia in Norvegia e Islanda
  • Ambasciata d’Italia nei Paesi Bassi
  • Istituto Italiano di Cultura di Amsterdam
  • Istituto Italiano di Cultura di Oslo
  • Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

Organizzazioni e istituzioni

  • UNESCO
  • Italian Water Week
  • UmbriaLibri

Università e territorio

  • Università per Stranieri di Perugia
  • Regione Umbria
  • Sviluppumbria
  • Aeroporto Internazionale dell’Umbria San Francesco d’Assisi

Imprese e trasporti

  • Generali
  • Norwegian Air Shuttle
  • Transavia
La tua impresa produce cultura, prima ancora che prodotti? La Guida la sta cercando.

scheda in corso di riconoscimento

Farmacia
SS. Annunziata 1561

Firenze · Toscana
Brand Culturale d’Italia 2026
SS. Annunziata 1561, la farmacia nella via di Firenze verso il Duomo

Riconosciuta per aver portato il sapere di una spezieria fiorentina nella profumeria d’autore, con Firenze come musa costante.

Firenze, via dei Servi: la strada dritta che dal Duomo corre verso piazza della Santissima Annunziata, tracciata nel 1298. Dal 1561 le Monache di San Niccolò possiedono qui una spezieria. Il primo speziale ricordato è Domenico Brunetti, iscritto all’Arte dei Medici e Speziali nel 1588, e nel Seicento arrivano gli arredi che la vestono ancora. Nel 1876 diventa farmacia. Nel 1966 l’Arno in piena entra anche qui, e anni di restauri ne salvano gran parte.

Nel 1970 la farmacia passa a Carlo Azzerlini e Laura Pizzati, e comincia una storia di famiglia. Nel 1985 nasce la prima linea cosmetica, nel 1991 il laboratorio KER e il brand Farmacia SS. Annunziata dal 1561. I farmaci si spostano a nord della città; via dei Servi resta la casa storica, e dal 2018 le si affianca la bottega di via Porta Rossa.

Da allora il profumo diventa il modo di raccontare Firenze: il giaggiolo, fiore della città, per i 450 anni; le antiche corporazioni nelle fragranze per la casa. Nel 2026 la spezieria scende in strada. Quattro artisti fiorentini dell’arte urbana, Carla Bru, Exit Enter, Nian e Zed1, incontrano quattro nasi internazionali, e ogni opera diventa un extrait. Dagli arredi del Seicento ai muri di oggi, Firenze profuma di sé fino alla Corea del Sud.

Le fragranze

Fragranza dei 450 anni, 2011
Costruita sull’iris come nota principale, per l’anniversario della spezieria.

Fragranze per l’ambiente, 2017
Sette fragranze per la casa; fra queste, quelle dedicate alle antiche corporazioni fiorentine.

Collezione Anniversary, 2021
Per i 460 anni, insieme alla nuova identità del marchio.

Al Rihla, 2025
Primo extrait de parfum della casa, in edizione limitata, firmato dal naso Arturetto Landi.

Street Art Fragrances, 2026
Quattro extrait de parfum nati dal lavoro comune di quattro artisti dell’arte urbana e quattro nasi.

SS. Annunziata 1561, gli arredi storici della spezieria

Informazioni

Logotipo Farmacia SS. Annunziata 1561

Farmacia SS. Annunziata 1561

Sede storica: via dei Servi 80, 50122 Firenze · Bottega: via Porta Rossa 43 rosso, Firenze · farmaciassannunziata1561.it · info@farmaciassannunziata1561.it

Famiglia Azzerlini dal 1970 · Spezieria dal 1561, farmacia dal 1876 · Laboratorio KER srl dal 1991 · Cosmetica, profumeria, fragranze per ambienti · Impresa storica iscritta presso Unioncamere

il profilo del riconoscimento

01 Consapevolezza dell’origine e della propria storia

02 Presenza di una narrazione autonoma e persistente

03 Esistenza di una visione culturale riconoscibile

04 Coerenza strutturale tra linguaggio, pratiche e decisioni

05 Capacità di relazione critica con il contemporaneo

12 Continuità e stratificazione temporale della dimensione culturale

Fonti: Brand Culturale d’Italia, scheda istruttoria, 29 settembre 2026 · farmaciassannunziata1561.it, la nostra storia, fragranze per la casa, Street Art Fragrances · unioncamere.gov.it, imprese storiche, Farmacia SS Annunziata dal 1561 · Museo Galileo, Istituto e Museo di Storia della Scienza, Farmacia SS. Annunziata · Comune di Firenze, Feel Florence, le farmacie storiche · Regione Toscana, Visit Tuscany, In cerca di profumo · Nove da Firenze, presentazione del marchio, 12 settembre 2013.

Brand Culturale d’Italia™ · Scheda in corso di riconoscimento: il testo è in verifica e potrà cambiare.

scheda in corso di riconoscimento

Fornace Brioni

Gonzaga · Lombardia
Brand Culturale d’Italia 2026
Fornace Brioni, il laboratorio del cotto a Gonzaga

Riconosciuta per aver fatto dell’argilla del Po una lingua del progetto contemporaneo, restando una fornace di famiglia.

Gonzaga, bassa mantovana, il paese che ha dato il nome a una dinastia. Quando il Po esce dal suo letto lascia nelle golene un’argilla fine, e dal 1920 la famiglia Brioni la raccoglie per farne cotto. Oggi la fornace è nelle mani di Alessio e Alberto, figli di Fausto, quarta generazione. L’impasto è quello di sempre, argilla e acqua: la forma nasce a mano negli stampi, a mano si rifinisce, poi il fuoco compie il resto.

In fornace ogni scarto ritorna al lavoro. Il crudo rientra nell’impasto, il cotto macinato diventa chamotte e cocciopesto, materia per nuovi pezzi. Dalle stesse mani escono il cotto tradizionale e il variegato, gli smaltati lucidi e opachi, i pavimenti storici che la fornace restaura.

Poi arrivano i visionari. Dal 2016 al 2024 la direzione creativa è di Cristina Celestino. Con Snøhetta, lo studio norvegese dell’Opera di Oslo, la fornace sperimenta più volte, fino a fare piastrelle dal vetro recuperato. Elle Deco nel 2019 e Wallpaper* nel 2022 premiano le sue collezioni. Gli artigiani della bassa e gli architetti dei fiordi lavorano intorno allo stesso fuoco.

Le collezioni

Gonzaga
La collezione che dà il nome del paese al cotto: motivi rinascimentali riletti per i pavimenti di oggi.

Giardino delle Delizie, 2018
Design di Cristina Celestino, presentata alla Brera Design Week: il cotto e la storia dell’abitare.

Forite, 2022
Con Snøhetta, alla Milano Design Week: piastrelle nate dal vetro recuperato da apparecchi dismessi, lavorato negli impianti della fornace.

Void
Con Snøhetta: meno materia, stessa tenuta strutturale, un lavoro sul rapporto fra superficie, luce e spazio.

Le Piastrelle Segnate
Design di Giovanni Barbieri.

Fornace Brioni, stampi per il cotto

Informazioni

Logotipo Fornace Brioni

Fornace Brioni

Strada Comunale Ronchi 77, località Fornacione, 46023 Gonzaga (MN) · fornacebrioni.it

Alessio e Alberto Brioni, quarta generazione · Dal 1920 · Argilla delle golene del Po, impasto di sola argilla e acqua, formatura e rifinitura a mano · Cotto tradizionale e variegato, smaltati lucidi e opachi · Restauro di pavimenti storici

il profilo del riconoscimento

01 Consapevolezza dell’origine e della propria storia

02 Presenza di una narrazione autonoma e persistente

03 Esistenza di una visione culturale riconoscibile

04 Coerenza strutturale tra linguaggio, pratiche e decisioni

05 Capacità di relazione critica con il contemporaneo

07 Esportabilità fondata sulla profondità, oltre l’adattamento

Fonti: Brand Culturale d’Italia, scheda istruttoria, 29 settembre 2026 · fornacebrioni.it, azienda, premi, collezioni, collaborazioni, contatti · Elle Deco International Design Awards 2019, Best Wall covering, Giardino delle Delizie · Wallpaper* Design Awards 2022, Best Domestic Design, Forite · Dezeen Awards 2021, rosa finale Sustainable Design, Forite · Homo Faber, Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, Fornace Brioni · snohetta.com, Void e Forite Exhibition · Brera Design Week 2018, Giardino delle Delizie · Fuorisalone 2023, Blending Memories.

Brand Culturale d’Italia™ · Scheda in corso di riconoscimento: il testo è in verifica e potrà cambiare.

scheda in corso di riconoscimento

Mario Talarico

Napoli · Campania
Brand Culturale d’Italia 2026
Mario Talarico lega un manico in bambù curvato

Riconosciuta per aver dedicato all’ombrello cinque generazioni di mani napoletane, che lo fanno e lo riparano perché accompagni una vita.

Napoli, 1860. Giovanni Buongiovanni apre una bottega di ombrelli, «Al Giapponese». Sua figlia Emilia sposa Achille Talarico, e da allora il mestiere passa di mano in mano nella famiglia, dal vico Due Porte a Toledo fino alla bottega di via Toledo, con la città che scorre davanti alla vetrina.

Ogni ombrello attraversa otto o nove passaggi a mano: l’asta tagliata, le forcelle piegate una per una, gli spicchi cuciti come un abito. Sono due giorni di lavoro per un ombrello che si può lasciare ai figli. Per decenni la bottega ha avuto il volto di Mario Talarico, la quarta generazione, scomparso nel giugno 2024. Dal 2006 lavora al suo fianco il nipote Mario, figlio di Alfredo, che oggi la guida. Disegnava fumetti e aveva un’offerta di lavoro a New York; ha scelto la bottega, e oggi dipinge anche i parasole, a gouache napoletana.

Dal principe De Curtis, in arte Totò, a papa Francesco, da Carlo d’Inghilterra agli attori di Hollywood: sotto un ombrello Talarico è passato il Novecento. Il 22 maggio 2026, al primo piano del palazzo di via Toledo 329, apre il Mario Talarico Museum: ombrelli in seta di San Leucio, bastoni intagliati, parasole, ventagli, documenti e cimeli. L’ingresso è libero, come si addice a una storia che appartiene a Napoli.

La bottega e il museo

Mario Talarico Museum
Sopra la bottega dal maggio 2026, dal lunedì al sabato, ingresso libero.

L’ombrello per re Carlo
Nel 2022, manico in bambù curvato a vapore e puntale in corno.

Riparare
«Un ombrello è per sempre», promettono in via Toledo. Quando uno dei loro si rompe torna in bottega: una stecca da raddrizzare, uno spicchio da ricucire, e riparte sotto la pioggia. In un tempo che getta via tutto, qui si aggiusta, con la stessa cura per il re d’Inghilterra e per la signora del quartiere. Sostenere vuol dire tenere viva una cosa, come il pedale del pianoforte tiene viva la nota.

Manici di ombrello in legno e bambù

Informazioni

Logotipo Mario Talarico since 1860

Mario Talarico

Via Toledo 329, 80134 Napoli · mariotalarico.it

Dal 1860 · Quinta generazione · Museo aperto dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 13.30 e dalle 15.30 alle 18

il profilo del riconoscimento

01 Consapevolezza dell’origine e della propria storia

02 Presenza di una narrazione autonoma e persistente

03 Esistenza di una visione culturale riconoscibile

04 Coerenza strutturale tra linguaggio, pratiche e decisioni

05 Capacità di relazione critica con il contemporaneo

06 Produzione di immaginari e contenuti culturalmente attivi

07 Esportabilità fondata sulla profondità, oltre l’adattamento

12 Continuità e stratificazione temporale della dimensione culturale

Fonti: Brand Culturale d’Italia, scheda istruttoria, 29 settembre 2026 · mariotalarico.it, la nostra storia, museo, riparazioni · Fanpage, l’artigianato dei Talarico, ombrellai dal 1860, 27 settembre 2021 · The Rake, Talarico’s Neapolitan Umbrellas, settembre 2015 · Orticalab, Talarico, gli ombrelli più famosi del mondo, maggio 2012 · AGI, l’ombrello di Camilla da Napoli, 2023 · ANSA, Mario Talarico, 4 giugno 2024 · Eroica Fenice, Mario Talarico inaugura a Napoli il museo dell’ombrello, 24 maggio 2026 · la Repubblica Napoli, 22 maggio 2026.

Brand Culturale d’Italia™ · Scheda in corso di riconoscimento: il testo è in verifica e potrà cambiare.

scheda in corso di riconoscimento

OISA 1937

Albuzzano · Lombardia
Brand Culturale d’Italia 2026
Un orologiaio con la lente al lavoro su un movimento OISA

Riconosciuta per aver riportato in Italia la manifattura del movimento meccanico, con la precisione della grande orologeria.

Milano, 1937. Domenico Morezzi, maestro orologiaio formato a Bienne, nel cuore dell’orologeria svizzera, fonda la OISA, Orologeria Italiana Società Azionaria, e la dedica ai movimenti meccanici brevettati. Dal 1955 la manifattura lavora in corso Como 10, e negli anni migliori arriva a circa diecimila movimenti al mese. Alla fine degli anni Settanta il quarzo cambia il tempo del mondo, e la produzione si ferma.

La ripresa prende forma nel 2021 intorno a Carlo Boggio Ferraris, con Marco Mantovani di Locman, Benedetto Perrotta e Andrea Morante. Il laboratorio nasce ad Albuzzano, nella campagna pavese, dentro l’officina meccanica di Perrotta: cinquecento metri quadrati dove la progettazione digitale convive con la mano che decora, assembla, collauda. Alcune componenti arrivano ancora dalla Svizzera. Ogni movimento passa al cronocomparatore, che ascolta il battito e ne misura lo scarto in secondi al giorno.

Al centro c’è il calibro 29-50, a carica manuale, che la stampa di settore riconduce a un progetto di Morezzi degli anni Sessanta, ridisegnato con gli strumenti di oggi. Il filo fra quel progetto e il calibro attuale è in ricostruzione insieme all’impresa. Un’idea milanese torna a battere dopo mezzo secolo, a una manciata di chilometri da dove era nata.

I calibri e le collaborazioni

Calibro 29-50
Carica manuale, sessanta ore di riserva, nelle versioni a cinque ponti, a ponte unico e scheletrata.

Montecristo 535 OISA
Il primo orologio con il nuovo movimento, firmato Locman, in 370 esemplari.

Decimo Canto
Locman, 2024, interamente italiano; il nome viene dal decimo canto del Paradiso.

Una platina decorata tenuta fra le dita guantate

Informazioni

Logotipo OISA 1937

OISA 1937

Via Alessandrina 300, 27010 Albuzzano (PV) · oisa1937.it

Fondata a Milano nel 1937 da Domenico Morezzi · Ripresa nel 2021 · Calibro automatico 29-60 in preparazione

il profilo del riconoscimento

01 Consapevolezza dell’origine e della propria storia

02 Presenza di una narrazione autonoma e persistente

03 Esistenza di una visione culturale riconoscibile

04 Coerenza strutturale tra linguaggio, pratiche e decisioni

05 Capacità di relazione critica con il contemporaneo

09 Qualità intesa come principio etico e strutturale

11 Capacità strutturale di delimitazione identitaria

Fonti: Brand Culturale d’Italia, scheda istruttoria, 18 ottobre 2026 · oisa1937.it, storia, manifattura, movimenti, scheda tecnica 29-50 · locman.it, Montecristo OISA e Decimo Canto · Monochrome Watches, il ritorno dei movimenti meccanici Made in Italy, 20 dicembre 2021 · MF Fashion, OISA 1937 e Locman per la filiera dell’orologeria italiana, 1 dicembre 2022 · Il Sole 24 Ore, 1 giugno 2022 · L’Orologio, Decimo Canto, 26 febbraio 2024 · GPHG, Montecristo 535 OISA.

Brand Culturale d’Italia™ · Scheda in corso di riconoscimento: il testo è in verifica e potrà cambiare.

scheda in corso di riconoscimento

Pontificia Fonderia
di Campane Marinelli

Agnone · Molise
Brand Culturale d’Italia 2026
Pontificia Fonderia Marinelli, campane nella fonderia di Agnone

Riconosciuta per una fedeltà lunga quasi mille anni: la voce delle campane, fusa di padre in figlio nei luoghi del lavoro e aperta a tutti con un museo.

Agnone, Alto Molise, oltre ottocento metri fra boschi e montagne. Per secoli il paese ha ascoltato molte famiglie di fonditori; oggi ne risuona una, i Marinelli, in via Felice D’Onofrio. La prima fusione documentata porta la firma di Nicodemo Marinelli, nel 1339. La memoria di famiglia risale più indietro, verso l’anno Mille, e conta ventisette generazioni: una catena di padri e figli che al mestiere hanno dato la vita, imparando accanto al forno.

È considerata fra le imprese familiari più antiche del mondo. Nel 1924 Pio XI concede alla famiglia lo stemma pontificio, e da allora la fonderia porta nel nome il legame con Roma. Nel 1995 Giovanni Paolo II entra fra i forni nel giorno di San Giuseppe Artigiano.

Ogni campana attraversa le stesse stagioni: il progetto, il modello, la colata, il collaudo. Poi viene la voce, che si rivela al primo rintocco e resta per secoli sopra un paese. Il museo, con la guida di un maestro campanaro, porta il pubblico dove si lavora e si congeda con l’ascolto delle campane.

Le campane e il museo

Campana del Giubileo 2025
Fusa ad Agnone per l’Anno Santo; la colata è documentata dal Dicastero per l’Evangelizzazione nel dicembre 2023. Prima di lei, la campana del Giubileo del 2000.

Campana per Expo Osaka 2025
Dedicata alla pace, con simboli del Giappone, a ottant’anni da Hiroshima e Nagasaki.

Concerto di quattro campane, Florida
Quattro voci accordate fra loro, fuse ad Agnone e installate sul posto dai fonditori.

Museo storico della campana, 1999
Accanto ai forni: la campana gotica, strumenti, archivio e biblioteca, un percorso tattile per ipovedenti e non vedenti. Il museo figura fra i luoghi della cultura del Ministero.

Pontificia Fonderia Marinelli, fonditori al lavoro sulle forme delle campane

Informazioni

Logotipo Pontificia Fonderia di Campane Marinelli

Pontificia Fonderia di Campane Marinelli

Via Felice D’Onofrio 14, 86081 Agnone (IS) · museocampanemarinelli.it · info@campanemarinelli.com

Famiglia Marinelli · Stemma pontificio dal 1924 · Museo storico della campana dal 1999 · Visite guidate su prenotazione, alle 12 e alle 16, con turni in più ad agosto

il profilo del riconoscimento

01 Consapevolezza dell’origine e della propria storia

02 Presenza di una narrazione autonoma e persistente

03 Esistenza di una visione culturale riconoscibile

04 Coerenza strutturale tra linguaggio, pratiche e decisioni

05 Capacità di relazione critica con il contemporaneo

06 Produzione di immaginari e contenuti culturalmente attivi

07 Esportabilità fondata sulla profondità, oltre l’adattamento

11 Capacità strutturale di delimitazione identitaria

12 Continuità e stratificazione temporale della dimensione culturale

Fonti: Brand Culturale d’Italia, scheda istruttoria, 1 ottobre 2026 · museocampanemarinelli.it, storie di campane, museo e raccolte, percorso di visita, campana di Osaka, percorso tattile, visite per le scuole, concerto in Florida · cultura.gov.it, Museo storico della campana Marinelli · Poste Italiane, francobollo Fonderia di Campane Marinelli, centenario del titolo pontificio, 17 ottobre 2024 · iubilaeum2025.va, fusione per il Giubileo 2025, 15 dicembre 2023 · ANSA, l’arte campanaria italiana nel patrimonio immateriale UNESCO, 7 dicembre 2024 · ANSA, la campana Marinelli al Padiglione Italia di Expo 2025 Osaka, agosto 2025 · Avvenire, Viaggio ad Agnone, tra fede e fonderie · Homo Faber, Michelangelo Foundation, Pontificia Fonderia di Campane Marinelli.

Brand Culturale d’Italia™ · Scheda in corso di riconoscimento: il testo è in verifica e potrà cambiare.

vetro d'arte

Venini

Murano, Venezia · Veneto

Il 2 ottobre 1921 l’avvocato milanese Paolo Venini e l’antiquario veneziano Giacomo Cappellin fondano a Murano una casa nata per trasformare il mestiere del vetraio in arte innovativa. La direzione artistica di Vittorio Zecchin impone forme pulite e colori tenui: la nascita di Venini è, fin dal primo gesto, un atto di avanguardia. Nel 1932 arriva Carlo Scarpa, che modernizza il vetro muranese con i sommersi, i corrosi, il battuto. Intorno alla casa cresce una costellazione di autori: Buzzi, Gio Ponti, Bianconi con il celebre Fazzoletto, poi Wirkkala, Tobia Scarpa, Mendini, i Campana.

Le opere entrano nei maggiori musei del mondo, dal MoMA al Metropolitan al Victoria and Albert. Nel 2016 la famiglia Damiani acquisisce la maggioranza, la fornace di Murano resta accesa, e nel 2021 la casa celebra il proprio centenario.

la guida incontra

«Un soggetto che ha fatto della committenza autoriale la propria forma, e che tiene viva la fornace come un fuoco mai spento.»
la valutazione completa secondo i dodici criteri del disciplinare è pubblicata nel volume della guida

tessile, seta

Antico Setificio Fiorentino

Firenze · Toscana

Verso la metà del Settecento alcune famiglie nobili fiorentine mettono in comune telai, cartoni e disegni custoditi nei rispettivi palazzi, dando vita a un unico laboratorio. Nel 1786 la bottega si stabilisce in Via Bartolini, a San Frediano. Il cuore resta immutato: sei telai a mano del Settecento e sei semi meccanici dell’Ottocento lavorano accanto a un orditoio realizzato su disegno di Leonardo da Vinci, tuttora attivo. Qui nascono damaschi, broccati e sete preziose destinati a residenze e palazzi in tutto il mondo, dal Cremlino alla Casa Reale di Svezia.

La proprietà passa per una catena di custodi: negli anni Cinquanta il marchese Emilio Pucci rileva la maggioranza, nel 2010 la maison Stefano Ricci acquisisce il setificio, ne restaura i telai e ne assicura il futuro. Una macchina rinascimentale che tesse sete rinascimentali nella Firenze del Rinascimento: la durata prende la forma di un anello quasi perfetto.

la guida incontra

«Un soggetto in cui la continuità si misura sulla persistenza degli strumenti e sulla cura di patroni che si sono succeduti nel tempo.»
la valutazione completa secondo i dodici criteri del disciplinare è pubblicata nel volume della guida

design e arredo in legno

Bottega Ghianda

Bovisio Masciago, Brianza · Lombardia

La storia comincia nel 1889, quando Iginio Ghianda apre una piccola bottega in Brianza. Pierluigi Ghianda, nato dentro questa famiglia di falegnami, ne prende la guida nel 1945 e diventa il maestro che Gae Aulenti definirà il più grande ebanista del nostro tempo, il poeta del legno. Per oltre settant’anni costruisce oggetti di precisione assoluta, con incastri senza chiodi e senza colla, e fa della bottega un simposio: un luogo di dialogo con Gio Ponti, i Castiglioni, Zanuso, Aulenti, Sottsass, Vignelli. Tra le opere, il tavolo Kyoto di Frattini, tenuto insieme da millesettecentocinque incastri a quarantacinque gradi.

Alla morte del maestro, nel 2015, Romeo Sozzi acquisisce la Bottega con i tre figli, nel più profondo rispetto della tradizione. Gli artigiani storici continuano il lavoro, la direzione artistica passa a Michele De Lucchi, e mostre alla Triennale, alla Villa Reale di Monza e all’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo confermano la statura culturale del nome.

la guida incontra

«Un soggetto minimo per dimensione e altissimo per densità, dove l’identità coincide con un paio di mani e con un’idea di lavoro condiviso.»
la valutazione completa secondo i dodici criteri del disciplinare è pubblicata nel volume della guida

la guida incontra

«Nome Brand Selezionato»

Luogo - Regione

Titolo categoria:

Possibile categoria secondaria:

Motivazione:

« Testo discorsivo: qui si distende il ragionamento che lega i punti precedenti, motiva la scelta della categoria e ne illumina il senso.»

la valutazione completa secondo i dodici criteri del disciplinare è pubblicata nel volume della guida